Crisi ecologica, giustizia sociale e cooperazione: a Poplar, un dialogo con Giuseppe De Marzo per riscoprire il valore delle relazioni e coltivare una geografia della speranza.
Giovedì 10 settembre 2026 le sdraio di Poplar si sono spostate al coperto. Fuori pioveva, e il rumore della pioggia ci ha accompagnato per tutto l’incontro L’Internazionale della Terra, organizzato in collaborazione con l’Economia Solidale Trentina.
Protagonisti del confronto Giuseppe De Marzo, attivista, economista e scrittore, Federico Zappini della Rete di Riserve del Bondone e Caterina Moser, nuova moderatrice dei talk dell’Economia Solidale Trentina.
Un’occasione per interrogarci sulle grandi trasformazioni del nostro tempo e, soprattutto, sulle alternative che possiamo costruire insieme.
Dalle crisi globali alle risposte collettive
Il punto di partenza della conversazione è stato il libro di Giuseppe De Marzo, L’Internazionale della Terra. Cambiamento climatico, giustizia sociale ed ecologia della relazione, pubblicato da minimum fax.
Un saggio che mette in relazione fenomeni spesso affrontati separatamente: cambiamento climatico, disuguaglianze, crisi economica, guerre e crisi della democrazia. De Marzo propone di leggere questi fenomeni come parti di una policrisi, che mette in discussione non soltanto il nostro modello economico, ma anche il modo in cui concepiamo il rapporto tra esseri umani, società e natura.
Di fronte a sfide così complesse, la domanda è inevitabile: che cosa possiamo fare?
Le scelte individuali sono importanti, ma non sufficienti. Il cambiamento richiede anche nuove forme di organizzazione e partecipazione collettiva, capaci di mettere in discussione l’idea che il benessere debba necessariamente coincidere con la crescita economica.
Durante l’incontro è emersa anche l’importanza delle parole che utilizziamo per raccontare il cambiamento. Termini come sviluppo, decrescita, transizione e conversione ecologica portano con sé visioni differenti della società. De Marzo, attraverso un linguaggio semplice e diretto, ci ha accompagnato nel loro significato, riscoprendone anche l’etimologia.
Essere vivi significa cooperare, non competere
Uno dei messaggi più significativi del libro è racchiuso in una frase: «Essere vivi significa cooperare, non competere».
È il principio alla base dell’ecologia della relazione: riconoscere che siamo parte di un sistema vivente, nel quale il benessere di ciascuno dipende anche dalle relazioni con gli altri e con l’ambiente.
Una riflessione che trova un collegamento concreto con il lavoro della Rete di Riserve del Bondone, rappresentata durante l’incontro da Federico Zappini. Le Reti di Riserve nascono infatti dalla collaborazione tra territori e soggetti diversi per valorizzare e tutelare il patrimonio naturale, mettendo in relazione la conservazione della biodiversità con le comunità locali e le attività umane.
Un esempio di come la tutela ambientale non possa essere separata dalle persone che abitano un territorio e dalle relazioni che contribuiscono a costruirne il futuro.
È una prospettiva vicina anche all’Economia Solidale Trentina: dalle filiere alimentari locali alle cooperative, dal consumo responsabile alle iniziative di sviluppo territoriale, le esperienze di economia solidale dimostrano come la collaborazione possa generare valore condiviso.
Una geografia della speranza esiste già
Ma che cos’è, concretamente, questa Internazionale della Terra?
È la possibilità di riconoscere e connettere le tante esperienze che, in luoghi diversi del mondo, stanno già sperimentando alternative al modello economico e sociale dominante.
Se le crisi hanno una dimensione globale, le risposte nascono spesso molto vicino a noi: nei territori, nelle comunità e nelle pratiche quotidiane.
Il libro di De Marzo invita a riconoscere il potenziale trasformativo di queste esperienze, immaginando alleanze capaci di superare i confini geografici e mettere in relazione giustizia sociale, tutela dell’ambiente e partecipazione democratica.
Una geografia della speranza esiste già, anche nelle esperienze che ogni giorno lavorano per rendere il nostro territorio più giusto, locale e attento alle persone e all’ambiente.
Essere brevi su temi così complessi è difficile. Ci sarebbe stato ancora moltissimo da dire, approfondire e condividere.
Ma forse è proprio questo il valore di incontri come quello di Poplar: aprire nuove domande, mettere in relazione punti di vista diversi e lasciare il desiderio di continuare il confronto.
Perché il cambiamento non è soltanto qualcosa che deve ancora iniziare. È anche ciò che stiamo già costruendo, insieme.
Per approfondire: L’Internazionale della Terra. Cambiamento climatico, giustizia sociale ed ecologia della relazione, Giuseppe De Marzo, minimum fax, 2026.
📸 Foto di Andrea Mastrangelo
